In crociera

 

di Fiammetta Carena

regia Maurizio Sguotti

con Tommaso Bianco, Viola Lo Gioco, Francesca Sarteanesi, Maurizio Sguotti e Filippo Tampieri

voce registrata Ferdinando Bruni

spazio scenico Kronoteatro e Francesca Marsella

costumi Francesca Marsella

suono Hubert Westkemper

responsabile tecnico e disegno luci Alex Nesti

fonica Luigi Gabriele Smiraglia

movimenti Nicoletta Bernardini

produzione Kronoteatro

con il sostegno di Residenze PimOff Milano

durata prevista 60 minuti

 

Un villaggio turistico in una località di mare.

Un microcosmo in cui un gruppetto di villeggianti, tra un gioco e un altro, tra un ballo e un altro, tra un delirio e un altro parlano e straparlano.

Un piccolo campione di umanità banale, impaurita e ansiosa di divertirsi.

Uno spaccato di media borghesia in vacanza, alla ricerca ansiosa dell’oblio.

Al largo, immobile e incombente, è ancorata la Nave.

Immaginiamo, intuiamo, sappiamo che è una nave carica di persone, ma non ne conosciamo la natura. Naufraghi? Semplici crocieristi? Migranti? Forse peggio.

La Nave è una calamita, attira irresistibilmente sguardi, inquietudini, paure.

Tra un frizzo e un lazzo l’occhio, i pensieri, i turbamenti cadono lì, sulla Nave ancorata al largo, ferma.

Infine, dopo tanto giocare, ballare, parlare, arriva il momento della ‘piccola crociera’, un’escursione in mare, dove gli allegri e angosciati villeggianti, troveranno nuovi motivi di divertimento.

Ma il mare è ‘sbagliato’: è mosso, molto mosso.

Chi è il naufrago? Sono ‘loro’? Siamo noi? È il mondo?

 

Essere a conoscenza che “di là dal mare” ci sono uomini, donne e bambini che portano un carico di dolore a noi solo vagamente immaginabile è questione quotidiana, sapere che a pochi chilometri da noi esistono esseri umani in costante pericolo e in forte affanno, non fa più notizia. Siamo diventati impermeabili alla sofferenza. Troppo presi dalle nostre vite, non ci accorgiamo che la tragedia è lì ad un passo da noi. Ci inventiamo mondi fatti di obbligatorio divertimento per crearci un oblio che ci permetta di non vedere poco più in là del nostro naso.

Un mondo fittizio, velo con cui coprire le nostre paure reso qui dal microcosmo di un villaggio turistico un non-luogo atemporale, dove è facile e ricercato il distacco dal quotidiano, dal vero, dal reale. Ma questo quotidiano, brutale ed irriverente sta là, proprio a pochi metri dalla costa, dove i villeggianti stanno trascorrendo le vacanze e costringe i personaggi a girare gli occhi, a domandarsi, ad avere dubbi e paure.

In un crescendo di amaro delirio, causato dal non poter più ignorare l’altro laggiù, ci  si divincola in modo grottesco ed indelicato. Finché le sorti si accomunano e il presentimento di non essere al sicuro diventa palese verità.

Chi naufraga, davvero?

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